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Questi alberi non sono altro che brani di poesia scritta, segno dopo
segno, incisa e graffiata prima su pietra o lastra e poi su carta.
Alberi dinoccolati e nodosi con lunghi rami che si stendono sotto il
cielo oppressi spesso da un orizzonte basso e soffocante. Capita a
chi sta in pianura, di desiderare un colle, un campanile, un argine
per potere vedere l'orizzonte tutto attorno, per potere vedere ogni
tanto il dipanarsi della storia della pianura il dipanarsi della
propria storia. Ognuno di questi lavori è un atto d'amore che gli
alberi compiono abbarbicati alla terra che da loro la vita, in un
amplesso di rami nodosi, in un intrico di foglie e rami, in un
groviglio di storie infinite che si allungano e crescono e
scompaiono, si moltiplicano e si perdono. Ognuno di questi alberi di
Luigi Zecchi è quindi una storia singola, complicata da rapporti e
sentimenti, da idee e progetti, ma è anche in parte la storia della
grande pianura padana. Poesie di cui abbiamo bisogno...
...che cosa significa incidere minuziosamente su carta un albero
forte e nodoso, oppure ricoperto completamente di foglie se non
cercare di racchiudere in un solo oggetto tutto il significato della
natura? E' questo di Luigi Zecchi il tentativo di creare un Museo di
alberi, tutti descritti da lui e da lui catalogati e classificati.
Un Museo privato e personalissimo che ogni tanto apre al pubblico
per mostrare i nuovi arrivi, le nuove classificazioni; le mostre
dunque diventano una foresta di segni e simboli della natura
alberata, della pianura padana, ma anche dei sentimenti
dell'artista.
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