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Luigi Zecchi ha un modo privilegiato di trattare lo spazio.
L’ambiente in cui colloca i suoi passeggiatori solitari diventa una
sorta di porto franco in cui trovare la forza di resistere alla
gretta piattezza di ogni percezione che rifiuta il sensibile e la
singolarità del mondo. La falena propone la doppia intenzionalità di
indagare la farfalla notturna dipinta in trompe l'oeil nella parte
alta del quadro ed insieme di seguire i percorsi segnati dalle fasce
bianche e rosse tra gli alberi in basso. Eppure quella di Zecchi è
una straniante razionalità. La tensione verticale dell'olio su
tavola, In attesa, ad esempio, dilava l'algido lucore di un cielo
che occupa tre quarti della composizione mentre il resto viene
segnato dall'acqua che fluisce oltre lo sbarramento in cemento
armato tra i massi del fiume. La figura col bastone ha un
contraltare visivo nella nuvola alta sbiancata in cielo. Ancora
nell'opera La passeggiata la vecchietta col cane che transita sulla
diga attraversa il quadro secondo una direziono mentre la freccia
segna-sentiero dipinta sul masso del fiume ne indica un'altra.
Entrambe portano l'occhio dello spettatore ad indagare il mondo
nella sua originaria complessità, a ricercare incessantemente
l'uscita dal labirinto in cui ci troviamo a vivere.
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