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...nascono così, delineate con sicurezza, ma prima lungamente covate
con trepido affetto in piccoli bozzetti, queste composizioni
metafisiche di statue, solidi geometrici o monumenti, collocati in
spazi ampi ma oscuri, come appena intravisti di notte, o cercati di
ricordare al mattino, dopo un sogno fluito col solito svolgimento,
culminato nel risveglio improvviso e talora angoscioso. Qualche
curiosa forma anatomica, umana o vegetale, s'annida su queste pietre
che ricordano i vecchi pilastri o cippi ricoperti di piante
rampicanti e sommerse nella polvere, che si incontravano per le
strade bianche della nostra campagna, nei bivi, o lungo gli argini.
La fantasia di Zecchi deve esser riandata ai tempi dell'infanzia,
quando queste pietre, questi fittoni, assumevano un aspetto
misterioso, perché tutto quel che ci sembra misterioso oggi deve
averci colpito nell'infanzia, e ponevano interrogativi alla sua
mente di ragazzo. Crescendo nell’animo si resta fanciulli, in queste
cose, e una cosa comune come una vecchia pietra o una colonna
sbocconcellata di un cancello in mezzo alla campagna, o una logora
panchina di cemento prendono l'aspetto di una statua. Tra le sue
statue semifigurative e bizzarre, Luigi Zecchi, silenziosamente,
conduce ostinato il suo coerente lavoro di pittore fuori dalle mode
e dai compromessi, senza chiudere però gli occhi alla fantasia.
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