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L'incisore è un giocatore che rischia nel gesto del solcare: e
nell'esecuzione a rovescio, e nell'incertezza della forma finita
procede aggiungendo e sottraendo strati, e gioca il finale
dell'opera compiuta con il bianco e con il nero: con la carta che
riceve e con l'inchiesto che segna. E per quanto la carta sia luce,
è destino legato al carattere dell'incisione l'essere pervasa
dall'oscurità, da piranesiana nigredo, che imprime e campisce.
Perché sono gli anfratti, i solchi profondi, le gole corrose
dall'acido a darle il volto; e il liquido, che ha scavato nella
discesa e che ha generato questo volto, scorrendo via conserva la
memoria dell'inabissarsi in microscopiche profondità. E il nero
dell'incisore è il caldo dell'inconosciuto, è la viva sostanza avida
di forma che fluisce alla fondazione di urgenti stasi, tintura delle
cose sensibili ed esigente sul piano emozionale. ...nella radura di
paesaggi interni, nella capace illusione di vedere le cose della
mente come le sole reali, e nel voler figurare uccello albero e
nuvola come il mistero centrale, il mistero dell'evidente.
E’ il tempo sincronico dell'evento, l'attimo immenso di una
esperienza del vedere-tacendo che prende forma in queste incisioni:
colonne dai cui vortici ardono fuochi, conferiscono ritmo ad un
ciclo popolato da gru, che sono messaggi degli dei, che sono anime
che vanno verso la loro destinazione. Volano, sciamando, verso il
nido dove troveranno rifugio, finalmente protette dai pericoli della
trasmigrazione.
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