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...una grande maestria tecnica è del resto necessaria per far vivere
in questo deserto surreale figure vicine e insieme lontanissime dal
quotidiano: solitari totem di torba sorvolati da fantastici
uccelli-nodo o profilati contro cieli nei quali si leggono sottili
movimenti d'aria e di nubi, ceppi di antiche vegetazioni nei quali è
possibile leggere simultaneamente diverse forme della natura; qui
ventri ed ali di pennuti, più in là uno snodarsi di tubuli chiari
simili ad appendici radicali. Assai belle sono le composizioni a più
lastre, come quella che presenta in alto tre formazioni rocciose
sospese in un deserto sotto un cielo scuro, al centro la visione
ravvicinata di una delle tre rocce (che comincia a rivelarsi
accidentata e solcata da appendici filiformi), infine una visione
sottocutanea del terreno su cui la roccia si fonda e che si dimostra
tutto perforato da tane che lo percorrono in ogni senso, come un
sistema arterioso percorre i muscoli irrorandoli.
Questa pratica dimostrazione della profonda unità della natura,
vivente o inerte, vegetale o animale, è uno degli aspetti più
seducenti dell'arte di Zecchi.
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