Il grande solitario di Giuseppe Zùnica

 
 


Zecchi ama procedere anche per temi. Quello dell'albero, o degli alberi, l'ha occupato per molto tempo, sempre con risultati eccellenti e di grande suggestione. Zecchi è un incisore ortodosso e sapiente che scrive i suoi racconti con una perizia e un'impaginazione non comuni. Sa realizzare immagini, apparentemente naturalistiche, con nitidezza e luminosità. La piccola acquaforte della quale vado scrivendo evoca la bellezza neoclassica di un cammeo o la preziosità di una miniatura. Già per questi motivi le sue incisioni si fanno ammirare e ci trasmettono un senso di serenità. Ma, a ben vedere, attraverso gli alberi, che sono natura e forza, Zecchi, io così credo, vuol ricordarci che intanto noi viviamo perché esiste questa terra, questa natura, e che se vorremo ostinarci, ciecamente e sordamente, a dimenticarlo non potremo esistere più. Dunque, non un naturalismo fine a sé stesso ma un memento non drammatico, non spaventoso, ma sereno e non per questo meno importante.